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anche meno

c’e’ chi crede in dio solo quando non ha piu’ nessuno a cui dar la colpa delle proprie cazzate,che la butta sul metafisico quando e’ riuscito a far marcire tutto il materiale e il materialista che c’e’ in lui.Lo tratta come un amico comodo, col quale sfogarsi e poter dire che e’ stato rovinato dalla compagnia.Io non lo voglio dio per amico, non ho piaceri per i quali ruffianarmelo, non me la sento di cantargli serenate.Mi bastano i pochi amici che ho per incazzarmi con loro, ho l’immensa fortuna di avere persone straordinarie al mio fianco per lasciare dio al suo posto e per starmene al mio, di posto.Stabilita la gerarchia le cose vanno con ordine, scorrono meglio, come questa pioggia scura odierna che cade facendo cantare il bosco di fruscii e scrosci, mentre un odore di caffe’  e briosche fumanti si spande e ristagna dentro alle finestre chiuse e rigate di gocce e rivoli. Per essere felice mi basta questo, a dire il vero mi basterebbe anche meno.

Ripresa

Sono preoccupato un po’ di piu’ per l’italia dopo aver letto l’articolo di Umberto Eco sulla dittatura omeopatica,un po’ piu’ triste dopo che Francesco Guccini ha compiuto 70 anni, gli eroi dovrebbero esser sempre giovani e belli.Un po’ immalinconito dal disco di Dylan che ripropone roba di 40 anni fa riarrangiata,dar vita a queste operazioni  e’ come dare l’intonaco ad un castello in pietre facciavista, son cose fatte  per il gusto di di chi disprezza la storia:Musica per ascensori.Ieri la cena e’ stata ottima, forse un po’ troppo abbondante, il pesce e i canestrelli erano freschissimi, sembrava di masticare il mare, la notte un po’ tribolata, stamattina la ripresa e’ lenta anche confortata dal caffe’  e dalla gazzetta, piegata a mo’ di tovagliolo, le ferie sono ancora lunghe.

49

49 anni oggi, e un senso di liberazione assoluto regalato dall’alba rosata delle cinque del mattino, dal fresco della brezza marina, da un nuovo nido di rondini sotto la tettoia.Ho un anno di piu’ e qualcosa in meno: tu.

8 minuti

Ho scelto la solitudine, l’ho preferita a tutto, ho scelto di dare piu’ adii che arrivederci per spegnere le voci noiose, le vuvuzela che accompagnavano la mia vita. Ascolto il rumore che preferisco, quello del territorio dell’alba, senza auto, televisioni, telefoni, se ho voglia di ascoltare musica la suono, mi metto ad improvvisare al piano, cosi’ da non aver debiti di ricoscenza con altri compositori. Abito lontano dal progresso, al quale mi tiene tuttavia inchiodato il pc, anche se solo per 8 minuti al mattino e 8 minuti alla sera, questo e’ il tempo che ho riservato al mondo esterno.Ed e’ fin troppo. Ho impiegato sette minuti per scrivere questo che state leggendo. Il tempo e’  scaduto.Per oggi.

L’a’ dit l’ aradio

L’araldo, l’aradio. Unificazione di linguaggio ,quindi messaggio comprensibile, la radio e’ maestra,e’  la voce, il senso di un discorso, la parole come essenza.Il futuro della televisione e’ la radio. Non e’ obbligo di piacevolezza estetica, non ci sono veline e culi in radio, se fosse per la radio potrebbero ancora essere eletti uomini come winston churchill, non belle presenze, non gradevoli fisici innanzituttoma anche obesi pieni di ottime idee.Niente occhi, niente sguardi, niente colori, effetti speciali, sfondi.Non c’e’ bisogno d’altro che della voce, della parola, il resto si deve immaginare.Non ho piu’ ragione televisiva. Se passate in televisione, non esistete,almeno per me.

Viva l’italia, anzi, no.

Calderoli dovrebbe decidere come pensarla, o fa il leghista e grida a tutti che la padania ha vinto il campionato del mondo delle squadre dei popoli senza nazioni o fa il patriota e difende la patria, la nazione e si fa vedere alle manifestazioni per i 150 anni dell’unita’, La Russa o fa il patriota o fa l’interista, delle due l’una. E’ imbarazzante vedere come Calderoli difenda il dovere delle squadre di calcio italiane di fornire giocatori alla nazionale e come il patriota in canottiera canellata Ignazio La Russa lo rampogni. Chiedere coerenza ai politici italiani da un po’ di tempo e’ come chiedere ai pesci di piantar chiodi, non dico che lo facciano parlando di politica, visto che di politica qua’ non si parla ormai piu’ da anni, ma almeno lo facciano  quando parlano di pallone nazional-popolare,sacramento.

Poesie a “poesie di sandro bondi”

Tre puttanate che ho inviato ad una pagina di facebook con quel nome. Sandro Bondi non c’entra nulla.Prima o dopo quella pagina la cancellaranno quindi faccio mio cio’ che e’ mio e lo deposito qui,fra la mia personale monnezza.

non si sa’ dove sta’ l’umilta’/non c’e’ nemmeno qua’, chissa’ perche’/o meglio si sa’:/non si mostra l’umilta’/sta nascosta,e’
indisposta da chi ha in mano la supposta/verita’.

Sottacciuta e tenuta sottaceto
s’e’ risaputa la nemesi cocciuta,
e batte il dente sul dolente
tasto del catasto.
Sto, io ci sto, non ci abito
per abitudine.
Al colosseum,recito mesto
un te deum
in solitudine.
E alla cocorita sola,
dono un po’ di miglio:
non c’e’ piu’ scajola.

Piu’ buono e’ il buono
di un’amico- tesoro
(cosi’ lo chiamo),
e questo buono del tesoro,
scrisse “ti amo”.
Onoriamo l’amore,
piu’ di millanta quattrini,
siete i miei bondi:
i miei bondi argentini.

Dire piu’ o meno la stessa cosa, e cantarla.

LES MOULINS DE MON COEUR
paroles: Eddy Marnay
musique: Michel Legrand

Comme une pierre que l’on jette dans l’eau vive d’un ruisseau
Et qui laisse derrière elle des milliers de ronds dans l’eau
Comme un manège de lune avec ses chevaux d’étoiles
Comme un anneau de Saturne, un ballon de carnaval,
Comme le chemin de ronde que font sans cesse les heures
Le voyage autour du monde d’un tournesol dans sa fleur
Tu fais tourner de ton nom tous les moulins de mon coeur

Comme un écheveau de laine entre les mains d’un enfant
Ou les mots d’une rengaine pris dans les harpes du vent
Comme un tourbillon de neige, comme un vol de goélands,
Sur des forêts de Norvège, sur des moutons d’océan,
Comme le chemin de ronde que font sans cesse les heures
Le voyage autour du monde d’un tournesol dans sa fleur
Tu fais tourner de ton nom tous les moulins de mon coeur

Ce jour-là près de la source Dieu sait ce que tu m’as dit
Mais l’été finit sa course, l’oiseau tomba de son nid
Et voilà que sur le sable nos pas s’effacent déjà
Et je suis seul à la table qui résonne sous mes doigts
Comme un tambourin qui pleure sous les gouttes de la pluie
Comme les chansons qui meurent aussitôt qu’on les oublie
Et les feuilles de l’automne rencontrent des ciels moins bleus
Et ton absence leur donne la couleur de tes cheveux

Comme une pierre que l’on jette dans l’eau vive d’un ruisseau
Et qui laisse derrière elle des milliers de ronds dans l’eau
Aux vents des quatre saisons, tu fais tourner de ton nom
Tous les moulins de mon coeur

La versione inglese ( Alan Bergman):

Round, like a circle in a spiral
Like a wheel within a wheel.
Never ending or beginning,
On an ever spinning wheel
Like a snowball down a mountain
Or a carnival balloon
Like a carousell that’s turning
Running rings around the moon

Like a clock whose hands are sweeping
Past the minutes on its face
And the world is like an apple
Whirling silently in space
Like the circles that you find
In the windmills of your mind

Like a tunnel that you follow
To a tunnel of its own
Down a hollow to a cavern
Where the sun has never shone
Like a door that keeps revolving
In a half forgotten dream
Or the ripples from a pebble
Someone tosses in a stream.

Like a clock whose hands are sweeping
Past the minutes on its face
And the world is like an apple
Whirling silently in space
Like the circles that you find
In the windmills of your mind

Keys that jingle in your pocket
Words that jangle in your head
Why did summer go so quickly
Was it something that you said
Lovers walking along the shore,
Leave their footprints in the sand
Is the sound of distant drumming
Just the fingers of your hand

Pictures hanging in a hallway
And a fragment of a song
Half remembered names and faces
But to whom do they belong
When you knew that it was over
In the autumn of goodbyes
For a moment
You could not recall the color of his eyes

Like a circle in a spiral
Like a wheel within a wheel
Never ending or beginning,
On an ever spinning wheel
As the images unwind
Like the circle that you find
In the windmills of your mind

Quella italiana di enzo jannacci:

gira, come  cerchi nella sfera
come ruote nella ruota,
un inizio senza fine
quando la mia mente e’ vuota
una neve di passione
o un pallone a carnevale,
come un circo che festeggia
mentre i figli stanno male
come il tempo le cui mani
strappan l’ore dal suo viso
e il mondo e’ la mia mela
che si maschera di vero
come cerchi dentro un cerchio
nei mulini dei ricordi.

ti trovi dentro a un tunnel
che si perde dentro ai “se ”
nella bocca dei ricordi
dove il sole piu’ non c’e’
una porta di un albergo
che ti porta dentro a un sogno
e i profumi delle spezie
che nascondono il tuo ruolo
come il tempo le cui mani
strappan l’ore dal suo viso
ed il mondo si nasconde
e si maschera di buono
come cerchi dentro a un cerchio
nei mulini dei ricordi.

una gemma nella tasca
e una giungla nella testa
vedi l’uomo che si uccide
come un gioco che si rompe
vedi impronte sulla sabbia
sono fuochi nella notte
come i suoni dei tamburi
nelle dita delle mani.
quadri appesi nella mente
son frammenti di canzoni
e con vecchi nomi e facce
riconosci le tue azioni
quando il sogno poi svanisce
sai di essere perduto
come foglie sbriciolate
senza averlo mai saputo.

Jannacci mescola le due versioni, aggiungendo del suo ( genio),si appropria delle immagini che lo colpiscono di piu’ dell’ una e dell’altra e ne spreme una versione disperata, dove il canto d’amore della versione francese sparisce e torna, molto piu’ forte, l’eco di amara follia che risuona in quella inglese.Dal punto di vista musicale quella di jannacci e’ la piu’ bella, la piu’ ricca, la piu’ commovente, quella di legrand fatta al piano e’ quella che preferisco, essendo ,poi, l’originale; delle tanti versioni inglesi consiglio quella di allison moyet, che ha la voce piu’ “giusta” per una canzone cosi’ straordinaria.

Le parole di quercia.

Abitudine concepita dagli zar e continuata sotto Lenin e Stalin , lo scrivere le leggi in una linguaggio particolare in modo che fossero sempre imprecise ed interpretabili a piacere da ogni giudice e’ arrivata alla ribalta in questi giorni anche da noi, grazie al -decreto interpretativo- del Governo Berlusconi. Questo particolare lessico usato per redigere le norme era chiamato “dubovyj jazuk” , lingua di quercia. Lo troveremo poi in francia con il nome di ” langue de bois” , lingua di legno. E’ parente del nostro linguaggio burocratico e del politiche, dove “convalidatrice” o  ” validatrice” diviene -con uno slancio quasi mistico- “Obliteratrice”  o dove si inventano iperonimi per categorizzare si, ma lasciando sempre un spazio grigio, un qualcosa di “interpretabile”. La nostra costituzione non e’ stata scritta cosi’, lo e’ invece molto altro. Lo e’ per l’esigenza dei governatori di lasciarsi sempre una porta aperta dalla quale scappare dalle responsabilita’, una scappatoia che dia a se stessi e all’amico una salvezza. Le leggi le scrive chi comanda, in democrazia o meno. Purtroppo.

Oche e bestemmie.

Se un giocatore del Chievo bestemmiasse , anzi tirasse oche, come si dice da quelle parti,sarebbe  da perdonare al volo. Sarebbe come condannare un cow boy perche’ va a cavallo. In fondo , per molti di noi veneti , porchesare, sacramentare, tirare porchi si dice anche ” dire l’ave maria” insomma, e’ una sorta di preghiera, come disse Papa Giovanni Paolo I,papa Luciani: per i veneti la bestemmia e’ una preghiera fatta con violenza,anche per me e’  un esortazione a chi si sente molto vicino, una confidenza con Dio al pari di quella con un amico, perche’ un amico che non ti ha mai detto “mona”  in vita,non e’ un amico vero.Il problema e’ che Domenico detto “Mimmo” di Carlo, allenatore del Chievo e’ nato a Cassino, come dire in terrasanta e li’ il nome di Dio non lo possono nemmeno nominare.Lui s’e’ beccato una giornata di squalifica. Giustamente.