Don Ilio allargo’ le braccia e benedisse il tornio:
Padre santo,
da te discende la pienezza di ogni benedizione
e a te sale la voce del popolo
che benedice il tuo nome;
nella tua benevolenza proteggi i lavoratori
e i loro strumenti di lavoro;
fa’ che mediante la loro operosità e il tuo aiuto,
manifestino le meraviglie della creazione,
e procurando il giusto benessere alle proprie famiglie
promuovano il progresso della intera società
a lode della tua gloria.
Per Cristo nostro Signore.
-Rispondemmo tutti “Amen” , anche i comunisti,poi il fotografo’ ci acceco’ tutti col flash ed ecco qua’: nella foto io sono il terzo a sinistra, quello a fianco di don Ilio, poi c’e’.. spetta come si chiamava, quello li’, ossignore, non me lo ricordo piu’, comunque non importa, poi c’e’ Angelo Del Zotto, che e’ ancora vivo e sta benone, Pietro Terzi e’ questo,col grembiule sbottonato,poro piero, l’han ricoverato per il mal di schiena e aveva un tumore grosso come un melone ,l’abbiamo seppellito sei mesi dopo, e questo qua’, la’, qua’,- raccontava un po’ emozionato ,muovendo l’indice tremante e screpolato dal tempo- questo che diceva sempre “compagni Diobèl,Diobòn, dai compagni , ostia, diobèl” non me lo ricordo proprio, ah chea particoea madona! non me lo ricordo.Ma non importa. questo qui l’avevano preso su dalle parti di aviano, durante un rastrellamento.Scongiuro’ che era fascista e fini’ come barbiere dei morti nell’esercito,sai, quelli che taglian la barba ai cadaveri e li sistemano prima che vengan dati ai parenti. Non me lo ricordo come si chiamava, sara’ morto da vent’anni, non so mica di cosa, ma non importa, ecco , la foto e’ quella del compleanno del tornio, la data e’ dietro, gennaio del 67, si’, dopo l’alluvione.Il tornio era appena resuscitato, c’eran voluti tre mesi per metter apposto l’officina, tutto quel fango, eh, quanto fango in quegl’anni, com’e’ che aveva scritto Primo Levi? l’orrore monotono del fango-
Si alzo’, estrasse dallo scaffale “se questo e’ un uomo” di Primo Levi, me lo porse.-E’ un bel libro, e’ perche’ io non so scrivere,senno’ l’avrei scritto uguale. E’ l’ultimo libro che ho letto, vent’anni fa, perche’ dopo non son piu’ riuscito a leggere niente, avevo paura di leggere anche le istruzioni sui bugiardini. Verso’ un paio d’ombre di Clinto, me ne porse una e torno’ a sedere, riprendendo a raccontare.
Bon, perche’ a gennaio erano cinque anni giusti che c’era il tornio ed era giusto farlo benedire, serviva,perche’ quel canchero del tornio s’era preso dentro la manica di Ovidio “pignata” e siccome c’era voluto un minuto buono prima che l’Armando togliesse la corrente, pignata si era fatto gia’ 1200 giri , la velocita’ del mandrino in quel minuto,sbattuto tra le colonne di ghisa del supporto, che ah, si che me lo ricordo, c’e’ voluta una settimana per togliere il sangue, poro pignata, che fine.La foto successiva la fisso’ per qualche secondo, poi me la passo’ con un gesto quasi brusco.
-Quest’altra e’ una foto vecchia, e’ del 45, ottobre, c’era un nebbione quel giorno,e’ stato quando io e don Ilio abbiamo riaperto la sacrestia, eravamo appena tornati da Buchenwald su un camion americano, qua’ ilio e’ magro, mica era cosi’ prima della guerra, ah era un marcantonio, in oratorio aveva messo su una palestra per pugili e faceva lui l’allenatore, aveva imparato tutto da Ulderico Sergo, un fiumano, uno famoso, a quei tempi, non mi ricordo, deve avre preso qualche medaglia,eh non mi ricordo. Oh, don Ilio era un pezzo di pane, un pretino di quelli che sembrano una manciata di farina che ti metti sul palmo e poi soffi via.Solo che non era farina da far ostie, ed e’ per quello che siamo finiti in campo di concentramento, per colpa sua e del suo destro.
Butto’ giu’ in una sorsata il vino, qualche goccia cadde sul tavolo in fòrmica verde acquamarina, l’asciugo’ col fazzoletto, sulla parete c’era la foto di una donna, non me la sentivo di chieder chi era, era una curiosita’ pettegola e in quella casa sembrava ci fosse un cartello messo davanti a monito di chi vi entrava: siate serii.E’ cosi’ rimasi serio, non chiesi, non mi soffermai a guardarla.Anche se posai lo sguardo sulla foto per un tempo infinitesimo, non riuscii a sfuggirgli, soffoco’ un colpo di tosse e sospiro’ :
-non e’ mia moglie, si chiamava Armida, e’ una bella donna e una brutta storia. Non me la ricordo neanche bene, ho cercato di non dimenticarla,la storia, ma l’ho dimenticata quasi tutta- ah spetta , ti stavo raccontando di Don Ilio.Mamma mia che destro che aveva, un fulmine di dinamite: nel 39 io avevo accompagnato un cugino di Lelio Basso fino a Colfiorito, so che Basso era stato arrestato come socialista e che quando son tornato Don Ilio m’aveva tiraro un papagno da buttarmi via un dente perche’ sapeva che avevo rischiato anch’io l’arresto: sei nelle liste , mona ! mi disse ,e pum! e io giu’ per terra. Un uppercut della madonna, aveva, don Ilio. Bon, spetta che ti conto la cosa: vennero in palestra due repubblichini una sera, due tizii del collegio brandolini , scuola allievi ufficiali della Rsi.Chiesero perche’ don Ilio era andato a benedire un tizio che secondo loro la benedizione non la meritava e perche’ non aveva benedetto invece, o anche, uno della Banda Collotti visto che erano deceduti ambedue per cause naturali, beh naturali, si si, naturali, morire sparati a quei tempi era naturale.Fatto sta’ che don Ilio si prende uno spintone, anche due, poi si prende una sberla e porge l’altra guancia, il tizio se ne approfitta e lo colpisce col manrovescio, a quel punto il mio amico prete aveva finito le guance e anche le istruzioni del nostro signore,cosi’ lascio’ partire un gancio che sembro’ un colpo di mortaio da 81, lo becco’ fra la tempia e il sopracciglio, sbrecciando la carne per 4- 5 centimentri, l’allievo ufficiale svenne col viso coperto di sangue,allora l’altro tiro’ fuori la pistola e ci arresto’ tutti e due, il prete come sovversivo e io come collaborazionista, cosi mi dissero, io non me lo ricordo il vero perche’. Ci portarono a Fossoli prima, poi a Bolzano e poi in un carro bestiame dove siamo partiti in 120 e arrivati in 80 perche’ 40 eran morti tra il freddo e le botte, siamo arrivati a destinazione: Buchenwald, io l’ho saputo dopo come si chiamava, ma ci e’ andata bene, perche’ don Ilio benediva i morti e anche gli assassini e io gli facevo da chierichetto, cosi’ siamo rimasti vivi, beh vivi, non me lo ricordo mica quanto vivi siamo rimasti,magari poco, ma un quel po’ vivi ci e’ bastato ad arrivare fin qua’. Ho saputo che i due allievi ufficiali son stati ammazzati dopo che la guerra e’ finita, li’ per li’ ero contento, poi no, perche’ sai com’e', io sono di fede socialista, don Ilio e’ di fede cattolica, quelli erano di fede fascista, Il Falco, quello che li ammazzati, era di fede comunista, era una fede come un altra, la fede un po’ fa bene un po’ fa male, insomma se io credo una cosa e ti prendo a schiaffi , tu ne credi un altra e mi prendi a pugni, l’altro in un altr’ ancora e ci mette una bomba sotto al culo a tutti e due, e queste cose le fa convinto, le fa per la liberta’ di quelli che verranno dopo di lui, in fondo, non siamo tutti uguali?Basta stare attenti a cosa si nasconde dietro la liberta’ che certi impugnano col mitra, basta capire, se ci riesce. Sai, Io e don Ilio abbiamo 86 anni quest’anno,son passati piu’ di sessant’anni da quando stavamo in campo di concentramento. Ma non importa.L’importante e’ che me lo ricordo.
[Il libro e': "se questo e' un uomo" Di primo levi, einaudi, se rimane un po' di coraggio di leggere, sempre di primo levi c'e' "i sommersi e i salvati" sempre di einaudi, saggistica]
I fatti e i personaggi :
personaggi inventati:
Don Ilio Danielli : nato a Ceggia il primo aprile 1924, in provincia di Venezia, diocesi di Vittorio Veneto, ordinato prete nel 1944, vivente,
Fatti veri con personaggi verosimili:
Armando Gandin: San Vendemmiano, 1926 Titolare delle Officine Meccaniche Gandin di Carbonera, Treviso, vivente.
Pignata: nato nel 1946 a Carbonera, Treviso, deceduto come da racconto.
Angelo dal Zotto: Il mio amatissimo vicino di casa. e’ del 28, mutilato del lavoro, ha perso 5 dita delle mani e un piede negli stabilimenti PAPA ( azienda fallita vent’anni fa).
Pietro Terzi, nella realta’ uno della compagnia del sipo’, di cui ero il piu’ giovane degli adepti, siamo rimasti vivi solo in tre.
Personaggi veri dentro fatti inventati:
Ulderico Sergo( Fiume, 1913-Cleveland 1967), pugile, medaglia d’oro alle olimpiadi di berlino del 36
Lelio Basso(Varazze, 25 dicembre 1903 – Roma, 16 dicembre 1978) Deputato del Psiup.
Armida Spellanzon (altre fonti: Speranzon) ( la donna del quadro) : Vittima dell’eccidio alle cartiere Burgo di Mignagola del 1945. ( per una fonte : ausiliaria della rsi, altre fonti la danno come vittima “incongruente” di un delitto a sfondo passionale, uccisa a colpi di badile all’interno della cartiera dal comandante Falco , il cadavere fu gettato nel Sile.
Fatti veri con personaggi inventati
I due allievi ufficiali della RSI: uccisi e gettati nel fiume a Gorgo del Monticano nell’aprile del 45 a guerra finita da parte delle brigate partigiane del comandante Falco ( Gino Simionato)