Abitudine concepita dagli zar e continuata sotto Lenin e Stalin , lo scrivere le leggi in una linguaggio particolare in modo che fossero sempre imprecise ed interpretabili a piacere da ogni giudice e’ arrivata alla ribalta in questi giorni anche da noi, grazie al -decreto interpretativo- del Governo Berlusconi. Questo particolare lessico usato per redigere le norme era chiamato “dubovyj jazuk” , lingua di quercia. Lo troveremo poi in francia con il nome di ” langue de bois” , lingua di legno. E’ parente del nostro linguaggio burocratico e del politiche, dove “convalidatrice” o ” validatrice” diviene -con uno slancio quasi mistico- “Obliteratrice” o dove si inventano iperonimi per categorizzare si, ma lasciando sempre un spazio grigio, un qualcosa di “interpretabile”. La nostra costituzione non e’ stata scritta cosi’, lo e’ invece molto altro. Lo e’ per l’esigenza dei governatori di lasciarsi sempre una porta aperta dalla quale scappare dalle responsabilita’, una scappatoia che dia a se stessi e all’amico una salvezza. Le leggi le scrive chi comanda, in democrazia o meno. Purtroppo.
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Metanolo
2 Comments
concordo
a proposito di parole… da me c’è una versione della parola VERITA’….fatti na letturina
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