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Spettatori Scriventi.

Scrive, in un inciso, Oportet : Finalmente un italiano che parla la mia lingua.
Mi son chiesto qual’e’ la sua lingua, o meglio , potrebbe uno scrittore scrivere nella sua lingua ?
Lei parla di un film, bene, io considero un film una scrittura estremamente elaborata, una comunicazione ricca,
lussuosa, che si offre come portatrice di infinite capacita’ semantiche, pregna com’e’ di simboli e simbolismi, cercati o involontari, avvilupatrice di sensi, una scrittura quadridimensionale, una struttura complessa quanto e piu’ della catena del dna umano. Spesso uno scrivente si bea di se stesso e trasforma quel che deve dire in modo per dire, lavora la sua parola e vi si dedica in modo funzionale, come un contadino sceglie cosa seminare: angurie, cicorione o asparagi,lo scrivente sceglie il genere, il metodo e lo stile, e come il contadino che poi spruzza il verderame, rimuove le erbacce, stermina i parassiti, lo scrivente corregge,perfeziona, accorda i suoi testi. Cosi’ il poeta crea i suoi bonsai, e certi scrittori delle intere piantagioni di descrizioni memorabili, di verita’ indicibili, di profondi borborigmi letterari. l miracolo e’ che queste scritture fini a se stesse, figlie del narcisismo, portatrici di risposte, vengono restituite al lettore come domande. Il come scrivere diventa il perche’ aver scritto ? Lo straordinario e’ questo: che cio’ che lo scrivente concepisce come fine, cioe’ lo scrivere, il mondo glielo restituisce come mezzo,gli fa assumere una capacita’ dialettica. Cosi’ per il film ” Il divo” , che e’ un film fine a se stesso, avviene il miracolo catartico, diventa forza mediatrice e responsabile di altre questioni. Non so se sia per l’eccesso di realismo che porta con se, o se sia per la forza di Sorrentino nello scrivere senza mai calcare la mano, ma accompagnando nel baratro lo spettatore, il film pone domande irrealistiche, quindi valide per il nostro personale essere, il nostro intimo comunicare. Quel modo di scrivere e’ forse la lingua di Oportet, dove si muove la lingua assieme al discorso, lo scrivere non bello, non quello di barricco da una parte e di zeffirelli dall’altra, comodi per la buona societa’ perche’ puo’ distaccarsene quando rischia l’imbarazzo. Ecco che i silenzi del film diventano gli stessi silenzi di Oportet,cioe’ conversazioni inesplicabili. Riconosco e distinguo quel linguaggio, come riconosco e distinguo il norvegese, ma non saprei tradurne una sola parola.Il norvegese e’ una lingua meravigliosa anche quando offende, il film di Sorrentino lo e’ altrettanto, con la differenza che quest’ultimo, purtroppo, si capisce.

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