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	<title>Minestrone Rancido</title>
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	<description>Scritture istintive di un moderato</description>
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		<title>Siediti eraclito, parliamone.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 16:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zuppa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il terremoto regola la terra, la guerra regola la pace, il fulmine regola ogni cosa, e&#8217; la felicita&#8217; dell&#8217;amore che regola tutta la tristezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il terremoto regola la terra,<br />
la guerra regola la pace,<br />
il fulmine regola ogni cosa,<br />
e&#8217; la felicita&#8217; dell&#8217;amore<br />
che regola tutta la tristezza.</p>
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		<title>Infradito</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 17:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zuppa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scarabocchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Infradito L&#8217;ho pestata scendendo, non l&#8217;ho vista salendo me ne rendo conto, scivolando, scivolando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em></em></h3>
<p>Infradito</p>
<p style="padding-left: 30px;">L&#8217;ho pestata scendendo,</p>
<p style="padding-left: 30px;">non l&#8217;ho vista salendo</p>
<p style="padding-left: 30px;">me ne rendo conto,</p>
<p style="padding-left: 30px;">scivolando, scivolando.</p>
<p style="padding-left: 30px;">
<p style="padding-left: 30px;">
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		<title>Tre cose in una</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 10:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zuppa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scarabocchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiamava Josif, Josif Ballarin ,era così alto e magro da meritarsi il nomignolo di “telpon” ,pioppo, in veneto. Nato nel 1969, da padre idealista, solerte lettore dell’unita’ , filosofo autodidatta formatosi sul Gramsci carcerato e sul leniniano “ che fare” , letti soprattutto in vaporetto al ritorno dal petrolchimico allattato sotto il ritratto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si  chiamava Josif, Josif Ballarin ,era così alto e magro  da meritarsi  il nomignolo di “telpon” ,pioppo, in veneto. Nato nel 1969, da padre  idealista, solerte lettore dell’unita’ , filosofo autodidatta formatosi  sul Gramsci carcerato e sul leniniano “ che fare” , letti soprattutto in  vaporetto  al ritorno dal petrolchimico allattato sotto il ritratto di  Stalin prima e svezzato sotto quello di Che guevara, Josif  si era  innamorato del suo nome,provava solo  un po’  di fastidio quando gli  altri festeggiavano  l’onomastico, ma don Ilio, parroco di  Malamocco,gl’aveva intortata bene la faccenda, a fronte di padri  scriteriati, la chiesa aveva stabilito che la festa di ognissanti andava  bene per tutti gli Ivan,Vladimir, Iller  e altri nomi bolscevichi di  orfani del lavoro od altro.Ecco, Josif era un orfano “altro” : a  differenza degli orfani di Favaro Veneto, Mogliano, Mestre ed altre  citta’ dormitorio di Marghera, i cui padri erano schiantati a causa di  impalcature difettose, fughe di ammoniaca, incendi di cloro butano,  carrelli elevatori impazziti, gru condotte da ubriachi e quant’altro,  lui era un orfano speciale. Il padre, Gabriele Ballarin, detto “  Cagasassi” per  il suo carattere intransigente e roccioso, era stato  ammazzato a botte nell’aprile del 1974  dai mazzolatori dei Fronte  Nazionale. Diplomatosi in qualche modo geometra alle serali, riusci’ nel  1988 a trovare lavoro a Pontelagoscuro come tecnico  del locale  zuccherificio. Nel  2006 l’eridania chiude lo stabilimento, Josif non ha  una specializzazione richiesta, anzi, gli zuccherifici chiudono uno  dietro l’altro, di lavoro non ne trovava e si arrabattava in qualche  modo. Come se non bastassero a disastrargli la vita la perdita del  lavoro e della morosa, che lo aveva preferito a un bancario viscido e  leccaculo ma di solide prospettive,  a gennaio del 2009 una  Peugeot 205  targata Reggio Calabria ,condotta da un albanese privo di patente ed  assicurazione ,lo stira per il lungo  mentre attraversava  il terraglio   con la speranza di trovar lavoro come lavapiatti in una pizzeria.  Frattura esposta di tibia e perone , frattura semplice di clavicola  ,ulna , radio e 4 costole, in pratica tutti gli arti sinistri del suo  corpo erano stati devastati, era un perfetto sinistrato. Josif Ballarin  occupava il letto 6 della camera 4 del reparto di ortopedia  presso  l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso.Il novantunenne  Don Ilio gli aveva   portato quel mattino un po’ di generi di conforto: Due fette di crostata  avanzate dal festino dell’ultimo giorno di dottrina, un pezzo di  mandorlato balocco giacente in sacrestia per misteriosi motivi, ma  ancora incartato e non scaduto, una bottiglia da 375 cc di picolit di  nimis ,dono di un ex compagno di prigionia. Quando don Ilio si rimbocco’  le maniche della tonaca ,cercando di trovar sollievo dall’afa  acre e  stagnante dentro alla stanza,Josif noto’  lo sbiadito tatuaggio  sull’avambraccio ,si leggeva appena: T 13358, ma si leggeva.<br />
Anche Sisto  Nieddu era un orfano speciale, nacque il 12 settembre del  1975, otto giorni dopo l’omicidio del padre da parte del brigatista  Carletto  Picchiorri. Suo padre ,uno degli elementi di spicco della  colonna padovana di Terza posizione era famoso come cacciatore di rossi,  sprangature di autonomi e si era guadagnato una certa fama grazie alla  stampa che diede parecchia eco ad una serata in cui Bachisio Nieddu  aveva preso a calci nel culo un intera sezione di Lotta Continua, da  solo ed armato solo di una paio di pedule della Nordica. Non fu  perdonato. Sisto era quel che si puo’ definire “un bravo ragazzo” ,dopo  il classico si era laureato in giurisprudenza a Padova, lavorava in uno  studio legale alle solite condizioni: niente stipendio. Era fin troppo  un bravo ragazzo, cosi’ lo studio legale decise che i praticanti erano  in soprannumero e , non importa da quanto era li’ e il fatto che sia  sempre stato corretto e preciso nei suoi compiti, l’avevano lasciato  senza lavoro un lunedi di febbraio del 2007.Stomacato da avvocati  notai,questure, preture e tribunali,sopravviveva grazie alla pensioncina  di mamma e quei pochi euri che guadagnava suonando d’estate in un piano  bar e d’inverno ai matrimoni e alle feste aziendali. Basso,  tarchiato,tutto di lui tradiva la paternita’ sarda, aveva grandi occhi  neri, vivi e irrequieti, un naso sefardita e le labbra sottili e secche,  la pelle color carta pecora, con le stesse grinze ,un pizzetto incerto e  puntuto. Rimasto solo con la madre dopo il divorzio da Anna, malmostosa   informatrice sanitaria poco incline alla fedelta’ , senza figli,  trascinava a fatica un esistenza ormai smobilitata dai sogni. Qualcuno  gli chiese di andar a suonare in una sala d’incisione, il pianista se ne  era andato in brasile ad inseguire sogni e serviva qualcuno che sapesse  suonare  un piano Fender  come il cantautore di turno richiedeva, cioe’  alla perfezione. Come avvocato Sisto non valeva una patacca, ma seduto  ad un piano elettrico o con una fisarmonica sulle spalle incarnava la  musica, trasformava sensazioni in suoni, trasmetteva piu’ emozioni lui  che cazzate il TG4.Erano le tre di notte, avevano appena inciso un blues  di una banalita’ disarmante, lui era stato pagato , era finita, ma non  riusciva a togliersi dalla mente alcuni passaggi che avrebbero  sicuramente reso piu’ dignitoso il pezzo, e soprappensiero si accese una  sigaretta, non si accorse in tempo dei fari di una Peugeot rossa  con a  bordo un albanese ubriaco  che arrivava contromano. Scoppiarono gli  airbag, l’abitacolo si riempi di polvere, il motore , sospinto dall’urto  spacco’  il longherone dello sterzo e si fermo’ contro le sue gambe  ustionandole e frantumandogli le tibie. Rimase li’ , svenuto , per una  ventina di minuti, riprese conoscenza in ambulanza,gli dissero che  l’albanese  era morto, poi riempito di sedativi,non comprese piu’ nulla.  Occupava il letto 4 della camera numero 4 del reparto ortopedia  dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Aveva di fronte un tizio conciato  peggio di lui, almeno a giudicare dal fatto che aveva un prete al  capezzale.<br />
Don Ilio porto’  un po’ di torta a Sisto, gliela porse con modi lenti e  misurati, Sisto accetto’ ,  i tre iniziarono a parlarsi, a raccontarsi  gli avvenimenti che li avevano portati li.Nei giorni seguenti a Sisto , a  causa delle ustioni, vennero amputate ambedue le gambe sotto il  ginocchio, Josif dovette rassegnarsi alla perdita dell’uso del braccio  sinistro,il cuore di Don Ilio cedette una mattina della prima settimana  di luglio,lasciandoli soli a rimuginare su quale possibile futuro. Josif   guardo’ Sisto negl’occhi prima di parlargli,poi, con un po’ d’indugio ,  chiese : Senti, io sono figlio di un comunista ammazzato dai fascisti,  tu sei figlio di un fascista ucciso dai comunisti, cosa ne dici se ci  mettiamo assieme? Io spingo la tua carrozzina e reggo il piattino, tu  suoni la fisarmonica,facciamo i soldi cosi’ –<br />
Sisto sorrise, ma in fondo , in effetti ,restava poco altro da fare.  Scopersero anche che Josif aveva anche una voce intonata, un po’ brusca,  ma efficace, si chiamarono “ il duo ciompo” e iniziarono a suonare  nelle piazze, fino al triste giorno in cui un piccolo ministro si  invento’ la legge che per suonare nelle piazze pubbliche serviva il  permesso, il bordero’ e il pagamento della quota siae,fatti salvi i  cantanti napoletani il cui paroliere rivesta uno dei 4 ruoli principali  dello stato italiano. Sisto non aveva problemi a compilare moduli, non  era quello il problema , il problema era che le canzoni che cantavano  avevano titoli come “ Va cagar Brunetta in riva al fosso” o “ Tremonti  de sora el cueo te sfora, Tremonti de sotto te vegnesse el cagoto” e  vennero immediatamente diffidati  dall’esibirsi in pubblico, in base  alla legge, approvata un mese prima ,che bandiva qualsiasi riferimento   anche velato,alle attivita’ del  governo in canzoni o spettacoli  pubblici. Cosi’, l’alba del sette luglio del 2015, Sisto Niedda e Josif  Ballarin, si portarono sulla statale 14, all’altezza di  localita’ Tre  scalini, sul tratto di strada chiamato “ Il chilometro lanciato”, un  lungo rettilineo dove la sera le auto in transito raggiungevano i 130 km  orari e , dopo aver atteso un paio d’ore sul ciglio della strada,  appena intravide una vecchia Peugeot rossa, Sisto diede il segnale:  Adesso ! josif lancio’ la carrozzina , con sisto seduto sopra, contro  l’auto . Dopo lo schianto controllo’ che Sisto fosse morto,attese che  l’autista scendesse dall’auto, era un albanese ubriaco fradicio quindi ,  incurante della gente che si era fermata per prestare ormai inutile  soccorso a Sisto , si allontano’ cantando un ultima canzone, con un  libro in tasca: Il ritorno di Giuliana Sgrena.Un bel libro, lo aveva  letto volentieri. Per quello decise di vivere, nonostante tutto.</p>
<p>(racconto scritto per Lettermagazine.it)</p>
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		<title>Il ritorno ( Giuliana Sgrena.Feltrinelli )</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 17:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zuppa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quell&#8217; oscuro oggetto del desiderio e&#8217; un film vecchio di un bunuel vecchio. In quel film ogni tanto scoppiava una bomba, alla fine, un ultima bomba cancellava tutto. Anche nel libro di Giuliana Sgrena ogni tanto si parla di una bomba. Ogni otto/dieci pagine una bomba cambia la narrazione, storce il filo logico e lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quell&#8217; oscuro oggetto del desiderio e&#8217; un film vecchio di un bunuel vecchio. In quel film ogni tanto scoppiava una bomba, alla fine, un ultima bomba cancellava tutto. Anche nel libro di Giuliana Sgrena ogni tanto si parla di una bomba. Ogni otto/dieci pagine una bomba cambia la narrazione, storce il filo logico e lo riannoda al futuro. I destini degli iracheni, dei loro bar, dei loro mercati sono segnati da bombe cadute dal cielo o portate dagli attentati.Ogni storia sa&#8217; di polvere pirica e carne bruciata, anche quando racconta dello stato delle donne, dell&#8217;aumento dei suicidi, degli stupri di famiglia, delle ragazzine offerte come risarcimento per danni subiti, delle spose bambine, dell&#8217;infibulazione.Il ritorno e&#8217; un libro che segue &#8220;Fuoco Amico&#8221;, dove Giuliana racconta l&#8217;iraq della guerra e cio&#8217; che e&#8217; accaduto a lei ed a Calipari. Se e&#8217; vero che l&#8217;assassino torna sempre nel luogo del delitto, questa volta a tornarci e&#8217; la vittima, solo che non e&#8217; un giallo, sappiamo il nome dell&#8217;assassino ( il sergente Lozano) e della vittima ( Nicola Calipari) l&#8217;unico lato oscuro ( il movente del mandante) rimarra&#8217; oscuro, temo, per sempre.L&#8217;iraq che ritrova e&#8217; ancora piu&#8217; caotico di quanto lo abbia lasciato,con problemi tribali prepotenti che rispuntano fuori dalle sabbie silenziose dove saddam li aveva soffocati. E&#8217; un iraq di voci , di tenue luci di speranza , un percorso tremante di paura nelle strade dove una giuliana sgrena e&#8217; morta e ne e&#8217; risorta un altra. Necessariamente diversa, come la storia dell&#8217;iraq.E&#8217; una gran brutta storia, ma e&#8217; un gran bel libro.<a href="http://www.minestronerancido.it/wp-content/uploads/2010/07/giusgrena1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2275" title="giusgrena" src="http://www.minestronerancido.it/wp-content/uploads/2010/07/giusgrena1.jpg" alt="" width="280" height="210" /></a></p>
<p>(articolo scritto per Lettermagazine, nella foto l&#8217;autrice e il sottoscritto)</p>
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		<title>Lettera a Mons. Ravasi.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 06:21:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Gianfranco, Non ti capisco, fratello mio, o meglio non capisco perche&#8217; usi determinate parole come &#8221; facili concordismi sincretici&#8221;  invece di &#8221; facili tentativi di fusione&#8221; ,capisco che usare parole &#8220;fondate&#8221; da Erasmo da Rotterdam possa provocarti un po&#8217; di allergia, ma ce n&#8217;era bisogno?  Oltre a questo dubbio mi trovi in perfetta concordia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianfranco,</p>
<p>Non ti capisco, fratello mio, o meglio non capisco perche&#8217; usi determinate parole come &#8221; facili concordismi sincretici&#8221;  invece di &#8221; facili tentativi di fusione&#8221; ,capisco che usare parole &#8220;fondate&#8221; da Erasmo da Rotterdam possa provocarti un po&#8217; di allergia, ma ce n&#8217;era bisogno?  Oltre a questo dubbio mi trovi in perfetta concordia col tuo pensiero, con quello di Gould e con quello di Giovanni Paolo II, la ragione e&#8217; fatta di scienza e fede, immescolabili tra di loro ma in perfetta soluzione in quel capolavoro che e&#8217; l&#8217;uomo. Abbiamo bisogni affascinanti, bisogno di conoscenza empirica ed illuminata , di chimica e fisica e bisogno  di metafisica in uguale o superiore misura,cosi&#8217;  ho bisogno di ascoltarti e di parlarti. Perche&#8217; per me ogni mio amico e&#8217; Dio senza mistero, ed e&#8217; mio pari,altrimenti non sarebbe un mio amico.</p>
<p>Un laico saluto,</p>
<p>Evandro.</p>
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		<title>anche meno</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 05:52:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[c&#8217;e&#8217; chi crede in dio solo quando non ha piu&#8217; nessuno a cui dar la colpa delle proprie cazzate,che la butta sul metafisico quando e&#8217; riuscito a far marcire tutto il materiale e il materialista che c&#8217;e&#8217; in lui.Lo tratta come un amico comodo, col quale sfogarsi e poter dire che e&#8217; stato rovinato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>c&#8217;e&#8217; chi crede in dio solo quando non ha piu&#8217; nessuno a cui dar la colpa delle proprie cazzate,che la butta sul metafisico quando e&#8217; riuscito a far marcire tutto il materiale e il materialista che c&#8217;e&#8217; in lui.Lo tratta come un amico comodo, col quale sfogarsi e poter dire che e&#8217; stato rovinato dalla compagnia.Io non lo voglio dio per amico, non ho piaceri per i quali ruffianarmelo, non me la sento di cantargli serenate.Mi bastano i pochi amici che ho per incazzarmi con loro, ho l&#8217;immensa fortuna di avere persone straordinarie al mio fianco per lasciare dio al suo posto e per starmene al mio, di posto.Stabilita la gerarchia le cose vanno con ordine, scorrono meglio, come questa pioggia scura odierna che cade facendo cantare il bosco di fruscii e scrosci, mentre un odore di caffe&#8217;  e briosche fumanti si spande e ristagna dentro alle finestre chiuse e rigate di gocce e rivoli. Per essere felice mi basta questo, a dire il vero mi basterebbe anche meno.</p>
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		<title>Ripresa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 08:09:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono preoccupato un po&#8217; di piu&#8217; per l&#8217;italia dopo aver letto l&#8217;articolo di Umberto Eco sulla dittatura omeopatica,un po&#8217; piu&#8217; triste dopo che Francesco Guccini ha compiuto 70 anni, gli eroi dovrebbero esser sempre giovani e belli.Un po&#8217; immalinconito dal disco di Dylan che ripropone roba di 40 anni fa riarrangiata,dar vita a queste operazioni  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono preoccupato un po&#8217; di piu&#8217; per l&#8217;italia dopo aver letto l&#8217;articolo di Umberto Eco sulla dittatura omeopatica,un po&#8217; piu&#8217; triste dopo che Francesco Guccini ha compiuto 70 anni, gli eroi dovrebbero esser sempre giovani e belli.Un po&#8217; immalinconito dal disco di Dylan che ripropone roba di 40 anni fa riarrangiata,dar vita a queste operazioni  e&#8217; come dare l&#8217;intonaco ad un castello in pietre facciavista, son cose fatte  per il gusto di di chi disprezza la storia:Musica per ascensori.Ieri la cena e&#8217; stata ottima, forse un po&#8217; troppo abbondante, il pesce e i canestrelli erano freschissimi, sembrava di masticare il mare, la notte un po&#8217; tribolata, stamattina la ripresa e&#8217; lenta anche confortata dal caffe&#8217;  e dalla gazzetta, piegata a mo&#8217; di tovagliolo, le ferie sono ancora lunghe.</p>
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		<title>49</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 06:43:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[49 anni oggi, e un senso di liberazione assoluto regalato dall&#8217;alba rosata delle cinque del mattino, dal fresco della brezza marina, da un nuovo nido di rondini sotto la tettoia.Ho un anno di piu&#8217; e qualcosa in meno: tu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>49 anni oggi, e un senso di liberazione assoluto regalato dall&#8217;alba rosata delle cinque del mattino, dal fresco della brezza marina, da un nuovo nido di rondini sotto la tettoia.Ho un anno di piu&#8217; e qualcosa in meno: tu.<strong><br />
</strong></p>
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		<title>8 minuti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 06:31:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho scelto la solitudine, l&#8217;ho preferita a tutto, ho scelto di dare piu&#8217; adii che arrivederci per spegnere le voci noiose, le vuvuzela che accompagnavano la mia vita. Ascolto il rumore che preferisco, quello del territorio dell&#8217;alba, senza auto, televisioni, telefoni, se ho voglia di ascoltare musica la suono, mi metto ad improvvisare al piano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scelto la solitudine, l&#8217;ho preferita a tutto, ho scelto di dare piu&#8217; adii che arrivederci per spegnere le voci noiose, le vuvuzela che accompagnavano la mia vita. Ascolto il rumore che preferisco, quello del territorio dell&#8217;alba, senza auto, televisioni, telefoni, se ho voglia di ascoltare musica la suono, mi metto ad improvvisare al piano, cosi&#8217; da non aver debiti di ricoscenza con altri compositori. Abito lontano dal progresso, al quale mi tiene tuttavia inchiodato il pc, anche se solo per 8 minuti al mattino e 8 minuti alla sera, questo e&#8217; il tempo che ho riservato al mondo esterno.Ed e&#8217; fin troppo. Ho impiegato sette minuti per scrivere questo che state leggendo. Il tempo e&#8217;  scaduto.Per oggi.</p>
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		<title>L&#8217;a&#8217; dit l&#8217; aradio</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 12:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zuppa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;araldo, l&#8217;aradio. Unificazione di linguaggio ,quindi messaggio comprensibile, la radio e&#8217; maestra,e&#8217;  la voce, il senso di un discorso, la parole come essenza.Il futuro della televisione e&#8217; la radio. Non e&#8217; obbligo di piacevolezza estetica, non ci sono veline e culi in radio, se fosse per la radio potrebbero ancora essere eletti uomini come winston [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;araldo, l&#8217;aradio. Unificazione di linguaggio ,quindi messaggio comprensibile, la radio e&#8217; maestra,e&#8217;  la voce, il senso di un discorso, la parole come essenza.Il futuro della televisione e&#8217; la radio. Non e&#8217; obbligo di piacevolezza estetica, non ci sono veline e culi in radio, se fosse per la radio potrebbero ancora essere eletti uomini come winston churchill, non belle presenze, non gradevoli fisici innanzituttoma anche obesi pieni di ottime idee.Niente occhi, niente sguardi, niente colori, effetti speciali, sfondi.Non c&#8217;e&#8217; bisogno d&#8217;altro che della voce, della parola, il resto si deve immaginare.Non ho piu&#8217; ragione televisiva. Se passate in televisione, non esistete,almeno per me.</p>
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