in italiano e’ “tagliatabarri” . Rifacendosi al vecchio odioso rito carnevalizio di dispetto consistente nell’avvicinarsi a qualcuno di spalle e rovinargli il tabarro sfregiandolo con dei tagli a coltello o a forbice, qualcuno lo traduce come ” parlar male alle spalle di qualcuno allo scopo di rovinargli la reputazione. Leggendo il boerio ( dizionario del dialetto veneto, santini editore 1829, venezia) se ne puo’ ricavare una sfumatura particolare, partendo dal fatto che ” bon tabaro” era detto del ” buon partito” dell’uomo di solide finanze e di elevati principi morali. “Gran tabari ” erano gli appartenenti alla alta societa’ veneziana del settecento, e quando floriano francesconi , fondo’ il ” caffe’ florian” sotto le procuratie nuove, andavan di moda le “ciacole tagiatabari” cioe’ le chiacchere che rivelavano gli altarini e gli scheletri nell’armadio dei potentati serenissimi. Il termine ” tagiatabari ” ( lagunare) o tajatabari ( terraferma) va cosi’ ad indicare quella persona abile sia nell’investigare sia nel criticare con cognizione di causa e precisione incontrovertibile i comportamenti delle persone altolocate o degli “sprotoni” ( altro termine veneziano su cui mi soffermero’ magari fra qualche giorno.
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