Quell’ oscuro oggetto del desiderio e’ un film vecchio di un bunuel vecchio. In quel film ogni tanto scoppiava una bomba, alla fine, un ultima bomba cancellava tutto. Anche nel libro di Giuliana Sgrena ogni tanto si parla di una bomba. Ogni otto/dieci pagine una bomba cambia la narrazione, storce il filo logico e lo riannoda al futuro. I destini degli iracheni, dei loro bar, dei loro mercati sono segnati da bombe cadute dal cielo o portate dagli attentati.Ogni storia sa’ di polvere pirica e carne bruciata, anche quando racconta dello stato delle donne, dell’aumento dei suicidi, degli stupri di famiglia, delle ragazzine offerte come risarcimento per danni subiti, delle spose bambine, dell’infibulazione.Il ritorno e’ un libro che segue “Fuoco Amico”, dove Giuliana racconta l’iraq della guerra e cio’ che e’ accaduto a lei ed a Calipari. Se e’ vero che l’assassino torna sempre nel luogo del delitto, questa volta a tornarci e’ la vittima, solo che non e’ un giallo, sappiamo il nome dell’assassino ( il sergente Lozano) e della vittima ( Nicola Calipari) l’unico lato oscuro ( il movente del mandante) rimarra’ oscuro, temo, per sempre.L’iraq che ritrova e’ ancora piu’ caotico di quanto lo abbia lasciato,con problemi tribali prepotenti che rispuntano fuori dalle sabbie silenziose dove saddam li aveva soffocati. E’ un iraq di voci , di tenue luci di speranza , un percorso tremante di paura nelle strade dove una giuliana sgrena e’ morta e ne e’ risorta un altra. Necessariamente diversa, come la storia dell’iraq.E’ una gran brutta storia, ma e’ un gran bel libro.
(articolo scritto per Lettermagazine, nella foto l’autrice e il sottoscritto)
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