Vorrei che a ad aqui ci fosse via d’aqui, vorrei che li , ad aqui,il signor Tranquillo Fine avesse sposato la signora Giancarla , detta Alla in divisione dei beni e avessero avuto due gemelli, su consiglio del commercialista chiamati Mio e Tuo .Tuo muore, avete gia’ capito di cosa.Mio si sposa con Tuah, una pellerossa, decidono il nome del primo figlio al momento del parto: Arrigo,che viene pero’ trascritto all’anagrafe “Arrivo” a cui aggiungono il nome del nonno, Tranquillo, e una bimba, chiamata col soprannome della nonna: Alla. Arrivo Tranquillo Alla Fine: c’e’ un racconto del 1600 e chiappalo che si chiama “ A merry discourse of meum and tuum ” di Henry Peacham, dove il gioco delle parole e’ di gran classe, non come i miei.E’ leggerlo che e’ un casino, visto che (credo) l’unica copia rimasta e’ alla libreria dell’Universita’ di Washington e nessuno, che io sappia, l’ha mai ristampato.A questo dovrebbe servire internet, a poter render leggibili testi come quello, le copie uniche , gli introvabili, a spandere sapere, a soddisfare curiosita’ su un mondo, quello della letteratura,altrimenti destinato alle retrovie della cultura, un po’ come e’ adesso il balletto.
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