Abitudine concepita dagli zar e continuata sotto Lenin e Stalin , lo scrivere le leggi in una linguaggio particolare in modo che fossero sempre imprecise ed interpretabili a piacere da ogni giudice e’ arrivata alla ribalta in questi giorni anche da noi, grazie al -decreto interpretativo- del Governo Berlusconi. Questo particolare lessico usato per redigere le norme era chiamato “dubovyj jazuk” , lingua di quercia. Lo troveremo poi in francia con il nome di ” langue de bois” , lingua di legno. E’ parente del nostro linguaggio burocratico e del politiche, dove “convalidatrice” o ” validatrice” diviene -con uno slancio quasi mistico- “Obliteratrice” o dove si inventano iperonimi per categorizzare si, ma lasciando sempre un spazio grigio, un qualcosa di “interpretabile”. La nostra costituzione non e’ stata scritta cosi’, lo e’ invece molto altro. Lo e’ per l’esigenza dei governatori di lasciarsi sempre una porta aperta dalla quale scappare dalle responsabilita’, una scappatoia che dia a se stessi e all’amico una salvezza. Le leggi le scrive chi comanda, in democrazia o meno. Purtroppo.
Se un giocatore del Chievo bestemmiasse , anzi tirasse oche, come si dice da quelle parti,sarebbe da perdonare al volo. Sarebbe come condannare un cow boy perche’ va a cavallo. In fondo , per molti di noi veneti , porchesare, sacramentare, tirare porchi si dice anche ” dire l’ave maria” insomma, e’ una sorta di preghiera, come disse Papa Giovanni Paolo I,papa Luciani: per i veneti la bestemmia e’ una preghiera fatta con violenza,anche per me e’ un esortazione a chi si sente molto vicino, una confidenza con Dio al pari di quella con un amico, perche’ un amico che non ti ha mai detto “mona” in vita,non e’ un amico vero.Il problema e’ che Domenico detto “Mimmo” di Carlo, allenatore del Chievo e’ nato a Cassino, come dire in terrasanta e li’ il nome di Dio non lo possono nemmeno nominare.Lui s’e’ beccato una giornata di squalifica. Giustamente.
Ci vuol tempo , pazienza, le domande pian piano arrivano alle risposte sopratutto quando le risposte non vedono l’ora di incontrare le domande: Una curiosa espressione friulana per dire che uno sforzo e’ vano, che l’impegno non vale il risultato e’ il seguente : le come dir messe a cul in su’- e’ come dire messa a culo in su’, ed ecco la risposta:
Alla messa secca, cioe’ la messa del venerdi santo, senza vino e col pane del giorno prima, l’officiante , cioe’ il prete, si ginufletteva sul sagrato di continuo, si prostrava davanti all’altare parecchie volte, insomma, diceva quasi tutta la messa rivolgendo ai fedeli una parte del corpo poco espressiva.Da qui: dir la messe a cul in su’.
giovedì, febbraio 25, 2010
Con Don Paolo Spolaore ( Don Rock, per gli amici, 8 cd e centinaia di concerti all’attivo)siamo a tre parroci veneti che son papa’. Ecco.. il mio sogno nella vita era studiare, suonare e far l’amore, ma perche’ non mi son fatto prete?????
martedì, febbraio 9, 2010
Maestro,
sino al parossismo
sono ingordo di sostanza:
vorrei il femminile
di “misticismo”
in “misticanza” .
domenica, febbraio 7, 2010
Parole
donami solo parole
- fa che sia eterno
lo zampillio
della fontana umana
che sempre la pupilla
resti vigile nel vano commercio
del nostro quotidiano.
Parole
sogno più vero del reale
sorgente viva nella morte della vita.
(Carlo Nardese, Noventa di piave n. 1963-m. 2010, inedita)
I poeti sono quelli piu’ esposti, piu’ a rischio, perche’ dicono l’indicibile, il non ancora svelato.Camminano fra due abissi, tentati di annientarsi nella rassegnazione o di lanciarsi nel buio del nuovo. Carlo, impiccatosi ieri davanti alla tomba del Fratello Diego, ha scelto l’abisso piu’ nero, non ha piu’ retto l’equilibro al suo passo. In giornate grigie, piovose, di quest’inverno che sembra infinito, i fragili terminano il loro esistere tra noi. I fragili, oppure i piu’ forti, lo sapremo un giorno, spero lontano, nel frattempo siamo qui, come le foglie, in un autunno non opportuno , cerco di mantenermi verde, ma e’ fatica, sforzo.Ciao Carlo,in sogno, dimmi come ti va, poeta.Qui Le parole sono finite.
La neve diventava nera piano piano, auto dopo auto, stamattina. Sono andato a dare l’ultimo saluto a Mario, il cui ricordo piu’ dolce e’ partita a scopa lunghissima , 5 o 6 ore, all’aereoporto di Heatrow,nel 1976.Ma anche la gara di barzellette dopo la costata a meduna non e’ stata male, a gelarci e ridere fino alle due di notte.Mi mancherai, Mario, anche se il pensiero va ad oggi pomeriggio, ad un altro funerale, quello di Alberto, terzo amico suicida della mia vita. Penso a quanto la nostra generazione sia una generazione di bruciati, di gente illusa da ideali altissimi che sono stramazzati nella polvere. Di quanto siamo disarmati di fronte allo sganciarsi dei sentimenti dalle nostre teste e dai nostri cuori. Penso alla forza distruttiva di ogni attimo di solitudine che viviamo, noi, quasi cinquantenni , che alla solitudine non siamo mai stati svezzati, che fra un collettivo, una radio, un cineforum, una mostra sugli araukani, un concerto di lolli non siamo mai stati soli e se qualcuno avvertiva il morbo della solitudine, starnutiva di isolamento, c’era l’antibiotico degli amici, dello spritz, c’era il bar roma, c’era una piazza che lasciava ascoltare le voci, parlare le persone.Adesso ci stanno chiudendo in casa, ci intimano un coprifuoco senza fine, la piazza alle nove e’ deserta, accendo raramente la radio, mi infastidicono le chiacchere piu’ dei fruscii e delle scariche, mi infastidisce la musica, non ascolto piu’ le parole. Ci hanno ammalati tutti, contagiati di solitudine e i malati terminali si buttano sotto un treno, si appendono alle travi, si lanciano dal sesto piano. Cosi’ ho perso tre amici . Sto perdendo anch’io.
giovedì, gennaio 14, 2010
Courtesy of Junpei Todoroki)
una signora entra in un negozio di sanitari e parla al commesso:
- “Vorrei un bidet”
- “Questo modello è super tecnologico: tasto 1, gliela lava; tasto 2, gliela asciuga; tasto 3, gliela pettina…”
- “Cazzo!”
- “TASTO 4!”
Bell’imbarazzo per Maroni a Rosarno. Un paese governato dall’ ndrangheta fino allo scioglimento del consiglio comunale da una parte e un bel gruppone di disoccupati negri dall’altra. Si sarebbe andati incontro ai disoccupati, categoria piu’ nobile rispetto ai criminali organizzati, se non ci fosse un problema: sono negri . E da che parte va il ministro : da quella dei cittadini, che saranno anche terroni e da lui odiati per questione di fede leghista, ma parecchio meno terroni degl’africani. Robertone Maroni e’ un buon suonatore di sax, si ricorda di sicuro una canzone Jannacci: dagalterun fandango.Spero la ascolti , lo aiutera’ a prender una decisione saggia, seria, le canzonette, a volte, fanno miracoli.